Omar Pedrini, un bresciano amico della Bassa

Festeggia 53 anni proprio oggi Omar Pedrini, lo “Zio Rock” che negli ultimi anni ha rivitalizzato la propria carriera solista, dopo il periodo sulla cresta dell’onda come leader dei Timoria e una “crisi” dovuta ai gravi problemi di salute che lo hanno colpito quando stava per decollare in proprio.

I buoni risultati riscontrati da “Che ci vado a fare a Londra?” prima e “Come se non ci fosse un domani” poi hanno rilanciato il cantautore bresciano, uno degli artisti italiani più apprezzati all’estero, come dimostrano le collaborazione con il grande poeta beat Lawrence Ferlinghetti o con la star del brit-pop Noel Gallagher, che gli ha concesso di reinterpretare in italiano un suo brano (“A simple game of genius”, divenuta “Un gioco semplice”), passando per quelle con Ian Anderson dei Jethro Tull e con gli artisti Matteo Guernaccia e Alejandro Jodorowski o l’attore Alessio Boni.

Ma non ci sono solo amici e collaboratori di caratura nazionale e internazionale, nel “giro” di Omar Pedrini che, infatti, può contare anche su solidi legami con il Basso veronese. A cominciare dalla sua band, dove suona il basso il legnaghese Larry Mancini, per un legame che dura già da diversi anni, e che ha visto il leader della “Larry Band” affiancare lo “Zio Rock” già dai tempi di “Pane, burro e medicine”, album del 2006 che, tra gli altri, contiene “Shock”, il brano con cui Pedrini in qualche modo ha provato a esorcizzare quanto capitatogli nel giugno del 2004, quando un aneurisma aortico quasi se lo portò via per sempre, e lo costrinse a una delicata operazione al cuore. Incidente di percorso che stoppò il cantautore proprio mentre stava lanciando la sua carriera solista, dopo aver chiuso il proficuo capitolo dei Timoria, band che ha caratterizzato non poco la scena rock italiana negli Anni ‘90.

Legnaghese, peraltro, è anche il primissimo bassista proprio dei Timoria, Davide Cavallaro, che sarà poi sostituito da Carlo Alberto Pellegrini, per tutti “Illorca”. Come legnaghese è un collega-amico di Pedrini come Fabio “Rocco” Casarotti, storica voce dei Nuovi Cedrini. Ma anche il resto dell’attuale band di Pedrini ha, in un modo o nell’altro, avuto a che fare con Legnago: il chitarrista Marco Grasselli, ad esempio, ha suonato con Loredana Bertè al Teatro Salieri; mentre il polistrumentista Carlo Poddighe ha suonato nei dischi dell’avvocato-cantautore legnaghese Ruben. E, tutti insieme, avrebbero dovuto tornare a Legnago a marzo, per un’esibizione in un locale del centro cittadino, cancellata a causa del lockdown dovuto al Coronavirus.

E, a proposito di live, non si contano le presenze di Pedrini e della sua band sul palco dell’Incognito di Cerea. Nella “Città del mobile”, oltretutto, Pedrini ha anche fatto una presentazione di un suo libro in coppia con Mauro Corona, all’Area Exp, dove ha pure tenuto una delle date del tour per i 25 anni di “Viaggio senza vento”, l’album che nel 1993 ha decretato la definitiva consacrazione dei Timoria.

Come dimenticare, poi, la sua bellissima apparizione, tra musica e narrazione, a Bovolone, nell’ambito del “Froggie sound fest”, quando prese parte all’evento “Quattro chiacchiere con…”, raccontando la sua vita e le sue opere. Un legame variegato e profondo con la Pianura veronese, dunque.

Ph. Andrea Stevoli

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